EMILIA GUBITOSI

di Daniela Tortora

UN GRANDE TALENTO

Figlia dell’alta borghesia napoletana, Emilia Gubitosi (1887-1972) si distingue precocemente per le sue brillanti doti musicali all’interno della numerosa famiglia d’origine (cinque figlie femmine, di cui almeno tre musiciste, e un solo maschio, l’ultimogenito). Pianista di successo, compositrice, direttrice di coro, didatta, organizzatrice e animatrice della vita musicale napoletana, la Gubitosi appartiene di diritto a quelle élite femminili cui è toccato un ruolo speciale nella gestione della cultura, dell’arte e delle scienze nella Napoli di inizio secolo.

ALLIEVA

Il nome di Emilia Gubitosi compare nei Registri del Conservatorio San Pietro a Majella a partire dal 1900-1901, con l’iscrizione ai corsi di Pianoforte e di Armonia principale grazie alla intercessione di Martucci e Platania, giacché sino ad allora alle donne era stato precluso l’accesso a tale magistero. Gli studi di composizione erano riservati solo alle leve maschili anche per ragioni logistiche. Le allieve infatti dovevano essere scortate nelle classi dei maestri dalle bidelle, che dovevano assistere alla lezione. Era piuttosto complicato, ma Emilia riuscì ad ottenere questo accesso.

MAESTRA

Negli anni 1903-1904 e 1905-1906 consegue rispettivamente il diploma in Pianoforte e Composizione con votazioni eccellenti nelle varie materie d’esame. Nel 1914 intraprende la carriera didattica nel Conservatorio della sua formazione, ove con titolarità effettiva a partire dal 16 gennaio 1921 sino al 1956-57 ricopre la cattedra di Teoria e Solfeggio e quella dell’insegnamento straordinario di Canto corale.

COMPOSITRICE

Agli inizi del secolo l’attività concertistica della Gubitosi è in espansione (si vedano le lusinghiere recensioni apparse sui più importanti quotidiani dell’epoca) e similmente si moltiplica la produzione compositiva con l’avvio di una brillante carriera di operista (Gardenia Rossa, Ave Maria, Nada Delwig, Fatum).

NASCE LA SCARLATTI

Nell’autunno del 1918 la Gubitosi, insieme a Maria De Sanna, e con l’apporto determinante di Salvatore Di Giacomo e Giovanni Tebaldini, fonda l’Associazione Alessandro Scarlatti di Napoli. L’intitolazione al celebre musicista palermitano proviene da un suggerimento di Di Giacomo, e così pure il coinvolgimento di Tebaldini, organista compositore nonché insigne polifonista, e il sostegno in forme varie da parte di alcune personalità rilevanti del contesto napoletano: Matilde Serao, Remigia Gianturco, Angelo Conti, Gennaro Napoli, Alessandro Longo, Riccardo Forster, il Senatore Arlotta, Saverio Procida, Davide Mele.

FRANCO MICHELE NAPOLITANO

Se la De Sanna garantisce alla Gubitosi, grazie alla facoltosa famiglia di appartenenza, l’elargizione dei fondi necessari all’impresa, nonché il sostegno da parte del mondo imprenditoriale e nobiliare napoletano, se Di Giacomo e Tebaldini procurano l’altrettanto fondamentale ancoraggio della Scarlatti alle forze intellettuali e musicali di maggior spicco nella Napoli, ovvero nell’Italia, di inizio secolo, la storia personale della Gubitosi, nonché quella dell’associazione Scarlatti, hanno nella figura di Franco Michele Napolitano (1887-1960), compagno di studi, marito e collega all’interno del Conservatorio San Pietro a Majella, ancorché organista compositore e direttore d’orchestra, l’imprescindibile chiave di volta dell’intero assetto esistenziale e professionale.

AMORE E MUSICA

Le nozze della Gubitosi con Napolitano vengono celebrate con cerimonia riservatissima il 18 ottobre 1922 presso la Basilica del Carmine Maggiore di Napoli: il nodo coniugale diviene espressione della loro intesa artistica e professionale nel contesto più vasto delle relazioni con l’intellighenzia musicale nazionale e internazionale, da Casella a Castelnuovo- Tedesco e Rota, da Zandonai a Pizzetti, da Celibidache a Mitropulos, da Landowska a Benedetti Michelangeli.

LA PAUSA

Dopo la morte della Gubitosi nel 1972, dodici anni dopo quella del marito, i coniugi Napolitano si sono ricongiunti nel cimitero di Anacapri, luogo prediletto delle loro frequentazioni estive nella dimora di musica intitolata “La Pausa”, dove trovavano gioia e conforto insieme agli amici e ai discepoli della loro esistenza votata all’arte.