La Scarlatti e il repertorio cameristico

di Pierpaolo De Martino

L’IDEA

Obiettivo principale della Scarlatti al suo nascere era la “rinascita e la divulgazione dell’antico patrimonio musicale nazionale”. Le cose a questo riguardo non mutarono molto nemmeno nei due decenni seguenti, quando i programmi della giovane associazione ruotarono principalmente attorno alla musica novecentesca.

L’EVOLUZIONE

Un significativo cambiamento in tal senso giunse solo nel secondo dopoguerra, quando le scelte strategiche si allontanarono da quelle dei primi tempi. Le stagioni concertistiche gradualmente si fondarono sempre più sul grande repertorio classico, lasciando percentuali minime alla musica cinque-seicentesca, ma con ancora frequenti esecuzioni di compositori del Novecento. Fu grazie alla Scarlatti allora che Napoli conobbe le prime esecuzioni integrali di capisaldi della Wiener Klassik (prima scuola di Vienna o classicismo viennese), in particolare di Beethoven.

IL SALTO DI QUALITÀ

Il salto di qualità e quantità si ebbe all’inizio degli anni Settanta grazie al nuovo direttore artistico Remo Giazotto e soprattutto a Gianni Eminente, vera “mente” dell’associazione a quel tempo. I cartelloni si orientarono verso la dimensione cameristica e una completa metamorfosi portò la stagione-tipo ad assumere l’assetto che tuttora il pubblico conosce: una ventina di manifestazioni ripartite tra un buon numero di piccoli ensembles, alcuni recital pianistici, orchestre da camera in proporzione variabile, due o tre gruppi specialisti di musica antica e/o contemporanea. Vanno ricordate le integrali dei quartetti di Beethoven, i cicli dedicati alle Sonate per violino e pianoforte di Beethoven (1977-978), di Schumann e Brahms (1978), ai quartetti op.74 e 76 di Haydn eseguiti ancora dall’Amadeus (1979), ai quartetti mozartiani (1991).

INSIEME

L’impulso più importante e il rinnovamento dell’identità stessa dell’Associazione sul terreno cameristico avvenne attraverso le “Settimane di musica d’insieme”, nate nel 1971 e divenute presto centrali nell’attività della Scarlatti: esse ebbero l’importantissima funzione di richiamare nuove attenzioni attorno alla musica colta in un momento in cui cominciava a farsi urgente il problema del ricambio generazionale del pubblico.

CON IL PUBBLICO

Di recente l’azione della Scarlatti, pur non rinunciando agli obiettivi del passato, ha continuato a provare nuove strade nella comunicazione col pubblico: lo spirito della musica da camera classica – espressione di una «cultura volta a sviluppare i valori umani» (Dahlhaus) – è entrato in luoghi diversi dal consueto, con giovani interpreti pronti a portare un nuovo soffio di vita alle pagine del passato.