Un significativo cambiamento in tal senso giunse solo nel secondo dopoguerra, quando le scelte strategiche si allontanarono da quelle dei primi tempi. Le stagioni concertistiche gradualmente si fondarono sempre più sul grande repertorio classico, lasciando percentuali minime alla musica cinque-seicentesca, ma con ancora frequenti esecuzioni di compositori del Novecento. Fu grazie alla Scarlatti allora che Napoli conobbe le prime esecuzioni integrali di capisaldi della Wiener Klassik (prima scuola di Vienna o classicismo viennese), in particolare di Beethoven.