Scarlatti e RAI: due istituzioni per un’orchestra

di Pierpaolo De Martino

L’ORCHESTRA SCARLATTI

Nell’ottobre del 1948 Pasquale Di Costanzo, sovrintendente del San Carlo, proibì ai propri orchestrali di lavorare anche per altre istituzioni. Di fronte a quel “no”, Giuseppe Cenzato, Franco Michele Napolitano e Vincenzo Vitale costituirono rapidamente un’orchestra autonoma: l’Orchestra da camera Alessandro Scarlatti, che fece la sua prima apparizione pubblica il 20 gennaio 1949 nella Sala Grande del Conservatorio

VOLUTA DA GIUSEPPE CENZATO

Il nome di Emilia Gubitosi comparve nei Registri Cenzato riuscendo presto a ottenere l’interesse della RAI che intervenne già nel 1950 a sostenere buona parte dei costi della nuova compagine. Grazie alla dedizione scrupolosa di Franco Caracciolo, l’orchestra raggiunse nell’arco di pochi mesi livelli di assoluta eccellenza. Il successo della giovane orchestra – i grandi direttori che vennero a dirigerla, le tournées internazionali e le incisioni che vennero effettuate per etichette discografiche come Columbia, RCA, EMI e Deutsche Grammophon, la fecero conoscere all’estero – rilanciò l’attività dell’Associazione Scarlatti che produsse più di 450 concerti sinfonici, costituenti circa l’ottanta per cento della sua programmazione.

SOTTO LA GUIDA DI FRANCO CARACCIOLO

Nel panorama italiano l’Orchestra si ritagliò un ruolo particolare nell’ambito della musica settecentesca e in certo repertorio contemporaneo, terreni meno battuti dalle altre orchestre radiofoniche. In virtù di tale ruolo la Rai, nel novembre 1956, assunse l’Orchestra Scarlatti nella squadra dei propri complessi stabili. Ebbe inizio così una nuova fase, in cui l’orchestra vide diminuire e poi terminare le tournées, mentre il numero dei concerti si ridusse e i grandi direttori stranieri furono invitati con sempre minor frequenza. In compenso l’attività venne prolungata, fino a coprire quasi l’intero anno solare, con il Luglio Musicale a Capodimonte (1958) e l’Autunno Musicale napoletano (1963).

IL DIVORZIO DALLA RAI

A metà degli anni Sessanta l’orchestra iniziava a perdere il suo smalto iniziale e il trasferimento nel nuovo Auditorium di via Marconi non sembrò migliorare le cose: la sala era troppo grande per un’orchestra da camera e l’acustica presentava diversi problemi. Inoltre la divisione del cartellone – concerti cameristici in Conservatorio e concerti sinfonici a Fuorigrotta – disorientò il pubblico e mise in crisi il rapporto tra la Scarlatti e la Rai. Il divorzio arrivò nel 1972 segnando la fine di una stagione gloriosa.